Un ritratto di William Somerset Maugham, attraverso le conversazioni del nipote Robin

E’ uscito su TTL un articolo sullo scrittore William Somerset Maugham a firma di Masolino D’Amico. Mi piace riportarlo.

 

William Somerset Maugham (1874-1965) fu tra le due guerre lo scrittore più famoso del mondo, o perlomeno tale amò considerarsi; certo i suoi ottanta volumi di romanzi e racconti più trentun testi teatrali lo resero ricchissimo, per di più in tempi in cui il denaro consentiva lussi ben maggiori di oggi. La sua villa sulla Costa Azzurra aveva undici persone di servizio, ma soprattutto conteneva quadri favolosi, impressionisti francesi e una raccolta di dipinti di soggetto teatrale oggi orgoglio del Royal National Theatre. Il successo non gli portò la felicità, ma d’altro canto proprio dall’infelicità era nato. Quarto figlio di un avvocato inglese di stanza a Parigi, «Willie» ebbe un’infanzia opulenta in carattere con le ambizioni del genitore, ma tutto finì bruscamente prima con la morte della madre, quando «Willie» aveva appena otto anni, e due anni dopo con quella del padre. Si scoprì che il patrimonio era quasi inesistente, e gli orfani dovettero arrangiarsi. I maggiori, già all’Università, riuscirono a fare carriera – in particolare il secondogenito, Frederic Herbert, si distinse nella legge fino a diventare Lord Cancelliere -, ma William, affidato a un parente ecclesiastico, crebbe isolato in un ambiente provinciale che detestò con tutte le forze.

Lo choc gli provocò una violenta balbuzie della quale non avrebbe mai smesso di soffrire – per paura di impappinarsi, taceva. La menomazione gli precluse la prevista professione forense, ma per altri versi fruttò. «Lo rese riservato – scrive suo nipote Robin nelle sue Conversazioni con Zio Willie, in uscita da Adelphi (trad. di Franco Salvatorelli, pp. 184, e 18) -. Lo costrinse a rimanere uno spettatore, fece di lui quell’osservatore distaccato della vita che divenne la prima persona singolare dei suoi libri. La balbuzie rese la sua prosa vigorosa, vivace e concisa, sciolti e efficaci i dialoghi dei suoi lavori teatrali. Forse è a quell’impedimento che Willie dovette la sua fama.» Un altro impedimento che dovette affrontare fu la sua omosessualità.

«Willie» studiò dunque medicina per cinque anni prima di decidere di dedicarsi alla letteratura, incoraggiato dall’esito del suo primo romanzo Liza di Lambeth(1894). Ma fu come drammaturgo che diventò inizialmente popolare, a partire da Lady Frederick, che nel 1911 piacque talmente da fare di lui l’autore più richiesto nel West End, dove l’anno dopo ben quattro suoi lavori tennero il cartellone contemporaneamente. Era già famoso quando andò in guerra come interprete alla Croce Rossa, e lì fece l’incontro decisivo della sua vita, con un giovane e scanzonato americano chiamato Gerald Hoxton.

Questi era uno scansafatiche, un forte bevitore e un giocatore dissennato: ma era anche simpatico, intraprendente e pieno di vita. Sin dall’inizio propose al complessatissimo Maugham, «prendimi con te e pagami le spese. Portami nei tuoi viaggi. In cambio, io andrò nelle bettole, parlerò con le persone, ti troverò le storie» Andò proprio così, e la coppia girò mezzo mondo – tra l’altro Gerald non poteva mettere piede in Inghilterra in quanto indesiderabile per via di una vecchia grana.

Anche quando in un momento di debolezza presto rimpianto Maugham si lasciò coinvolgere nel flirt con una signora sposata, e scoppiato uno scandalo accettò di sposarla, Gerald rimase fermamente al suo posto di «segretario». Fu per vivere finalmente e apertamente con lui che dopo il divorzio lo scrittore acquistò la favolosa villa Mauresque nel Sud della Francia…

Timido, riservato, lavoratore accanito e dalla disciplina maniacale, Maugham fu sempre un uomo chiuso, e per quanto snob, schivo di contatti col prossimo, e poco portato agli svaghi come agli affetti profondi. Da ultimo, quando lavorare gli diventò troppo gravoso (non ricordava più nemmeno la genesi delle sue innumerevoli storie: erano venute loro da me, diceva), fu sempre più spesso aggredito da un senso di insoddisfazione e di delusione, così almeno lo si vede nella parte più estesa del ritratto ad opera del nipote.

Robin Maugham, che a un certo punto ereditò il titolo di Visconte del padre, il Lord Cancelliere di cui sopra, nacque nel 1916 e morì nel 1981. Scrittore prolifico anche lui, si distinse a partire dal romanzo Il servo (1948), sceneggiato da Harold Pinter e filmato da Joseph Losey nel 1963. Suo zio esecrava il proprio fratello maggiore (gli invidiava, argomenta Robin, i privilegi e la carriera, e non ne sopportava la pomposità), ma ebbe un debole, sia pure non privo di momenti acidi, per questo nipote, che fu spesso suo ospite, e che nel ritratto afferma di essersi più volte rifiutato di scrivere la biografia dello zio, come costui gli avrebbe chiesto. (Altri dicono invece che Maugham avrebbe dato del denaro al nipote perché «non» scrivesse la sua vita, e che il libretto attuale, uscito in origine nel 1978, è frutto tardivo della collaborazione di Robin col proprio l’ex segretario Peter Burton, cui è dedicato).

Attingendo agli appunti presi in occasione degli incontri con lo zio e con altre persone del suo ambiente, Robin riporta aneddoti, ricrea atmosfere, riferisce menu. Favoloso l’anteguerra, quando i frequentatori della villa Mauresque erano la crema dell’intellighenzia anglosassone (Harold Nicolson, Osbert Sitwell, Robert Hitchens, Max Beerbohm…), più malinconici gli Anni Sessanta, quando i visitatori sono prevalentemente altri geronti, dame titolate e miliardari da Maugham tollerati con malcelata impazienza. La morte nel ‘44 di Gerald gli aveva lasciato dentro un vuoto che il nuovo e assai più assennato e paziente compagno (poi affiliato) Alan Searle colmava sul piano della routine quotidiana, senza però esorcizzare angosce, inquietudini, e una cieca paura della morte.

Sempre più simile a una mummia orientale con le sue giacche di velluto, le sue pantofole ricamate e la sua papalina, il decrepito «Willie» brillava solo negli intervalli della sua disperazione cosmica, quando anche grazie ai cocktail serviti a ore precisissime sprizzava ancora qualche lampo dell’antica malignità.

 

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 29 marzo)

 

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